Il progetto “un sito in comune” si presenta come un percorso di educazione alla pace e all’intercultura per bambini italiani e palestinesi. Questo percorso è stato costruito cercando di sviluppare una riflessione comune con un gruppo di bambini italiani e palestinesi tramite la creazione di un sito internet con contenuti presi dalla vita di tutti i giorni ed elaborati dagli stessi bambini italiani e palestinesi.
Lo scopo principale del lavoro è stato quello di rompere simbolicamente il muro che imprigiona i bambini della Striscia di Gaza permettendo un’occasione di incontro telematico e scambio di impressioni, vedute ed esperienze con bambini italiani.
I temi del lavoro sono stati quelli dell’“abitare” (proposto dal CEIS), dei “momenti della giornata” (proposto dalla classe del R.E.C.) e naturalmente quelli dell’identità.
Un “primo contatto” è stato la presentazione reciproca delle due classi, che è consistita nella preparazione di foto di gruppo e dei testi di presentazione (tradotti in entrambe le lingue). Ciò ha consentito ai bambini di entrambe le classi sia di presentarsi reciprocamente, sia di poter vedere la scrittura dell’“altro”, diversa dalla propria. In entrambe le classi il materiale pervenuto è stato oggetto di analisi e discussione collettiva. Il passo successivo è stato la preparazione di disegni.
A entrambe le classi è stata data la consegna di commentare con una breve frase esplicativa il disegno realizzato.
Il sito è stato pensato e realizzato in modo tale da parificare in tutto l’esposizione dei materiali. Oltre a questo sono stati dati agli insegnanti e ai ragazzi gli strumenti per rendersi conto della situazione che si veniva creando, cioè la presenza di una sorta di piazza virtuale, accessibile in tutto il mondo.
Fra le caratteristiche del progetto che bisogna segnalare una prevale su tutte: il suo aspetto sperimentale. Nonostante le molteplici difficoltà incontrate in questi mesi di lavoro (legate soprattutto all’instabilità ed alta conflittualità dell’area palestinese), la validità de lavoro si è manifestata in un contatto reale e virtuale allo stesso tempo che ha modificato la routine di un contesto chiuso come quello palestinese e reso possibile ai ragazzi italiani la visione della quotidianità di coetanei che vivono una situazione descritta da mass media come costantemente tragica.
Infine da sottolineare vi è l’aspetto legato ad una vera e propria “rivelazione” che il progetto ha comportato: i bambini si sono riconosciuti in primo luogo in quanto tali e quindi come portatori di bisogni simili, prima ancora che diversi per via degli ambienti nei quali vivono.

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