Devo
confessare che quando ho avuto da Margherita l'invito a partecipare a questincontro
mi sono trovato un po' in difficoltà, abbastanza perplesso. Come si
fa ad esprimere unopinione sul CEIS quando abbiamo in qualche modo vissuto
in anni ormai lontani una parte, sia pure abbastanza piccola, dell'attività
del CEIS poi, da qualche tempo ne siamo un po lontani a dire il vero, in
una condizione che direi presenta alcune difficoltà. Da un lato sentiamo
certi aspetti della vita del CEIS in qualche modo connessi alla nostra autobiografia,
dall'altra c'è anche forse un atteggiamento in qualche misura di distacco
da una certa realtà che cinviterebbe a fare un discorso più
meditato, più approfondito, per cui, ecco la difficoltà, l'esigenza
di trovare la dimensione giusta. Devo dire che nei pochi giorni passati dall'invito
di Margherita ad oggi non ho ancora risolto bene questo problema; sono ancora
in una dimensione abbastanza incerta fra il livello più intimamente vissuto
e quello che invece mi spingerebbe a vedere le cose in una prospettiva più
generale. Tutto questo si sentirà probabilmente nel mio intervento;
lo si sentirà con certe larghe dimenticanze. Indubbiamente è
difficile fare un discorso su quello che è il CEIS, che è stato,
ma io ritengo soprattutto ancora quello che è, anche dal punto di vista
specificamente pedagogico. Allora molto semplicemente ho cercato di riflettere
su quali sono, sulla base della mia esperienza, le caratteristiche del CEIS, alcune
delle caratteristiche del CEIS che mi sono venute alla mente come flash abbastanza
improvvisi che non ho cercato evidentemente di sistematizzare per fare un discorso
più organico, più razionalmente articolato. Anche se nel cercare
di mettere insieme questi vari flash indubbiamente si ritrova quella filosofia
del CEIS che mi sembra chiaramente si trova in quanto illustrato dal Presidente
fin dall'inizio e che ha trovato nella relazione del Direttore Boccaccini altri
elementi per essere integrata ed attualizzata. Io mi limiterò a sottolineare
alcuni aspetti per delineare l'identità del CEIS che, vorrei sottolineare,
ha un particolare valore culturale. Riflettevo su questo quando ieri sera ad
un certo momento si è quasi visto nella richiesta da parte della Sovrintendenza
riguardante il territorio su cui sorge il CEIS , in qualche modo una rivendicazione
da parte della Sovrintendenza stessa della valorizzazione e del recupero di un
Bene culturale che è collegato all'Anfiteatro. Ecco è molto strano
che noi abbiamo questa concezione del Bene culturale come di un qualche cosa legato
alle pietre, soprattutto se sono le pietre di una età classica ormai lontana,
e non si abbia invece la sensazione del bene culturale che consiste proprio nelle
istituzioni che vivono nella città sul piano della cultura e in particolare
su quello dell'educazione. Che le istituzioni che operano nel campo educativo
siano un Bene culturale della città e della società in genere, è
un aspetto questo che va sottolineato e proposto come oggetto di riflessione,
perché credo che su questo punto vi siano delle consapevolezze da acquisire
più di quanto si faccia attualmente. L'altro elemento che sta alla base
del mio discorso è sicuramente un certo rammarico, perché quando
ci si trova, come in questa situazione a dover parlare di una istituzione educativa,
dobbiamo al tempo stesso tener presente le difficoltà economiche in cui
questa istituzione educativa si dibatte. Ebbene anch'io in passato, insieme
ad altri amici, ho avuto l'esperienza di essere membro del Consiglio di Amministrazione
e ricordo che anche in quell'epoca problemi su questo piano ce ne erano e in definitiva,
ricollegandoci al discorso precedente, possiamo chiederci: nella società
di oggi l'educazione è realmente un valore? L'educazione è un
qualcosa a cui si attribuisce una effettiva importanza o nella società
di oggi la si ritiene una attività puramente marginale e le attività
a cui si attribuisce vero valore sono altre? Ho l'impressione che veramente
si soffra di questo, soprattutto ne soffrono le persone che nella educazione hanno
creduto e che per essa si sono impegnate. Si avverte ormai a tutti i livelli
anche quello universitario, che è il luogo deputato alla formazione degli
insegnanti, questo senso di essere tenuti ai margini anche se a parole ciò
non dovrebbe verificarsi e ci sono proposte di legge a favore della scuola. Di
fatto quando si vanno a vedere i mezzi di cui dispongono i Dipartimenti che operano
nel campo della formazione e della educazione si vede che essi sono molto esigui. Tutto
questo ci fa riflettere su quanto l'educazione venga oggi tenuta in considerazione.
Comunque lasciamo i discorsi generali e veniamo a parlare più specificatamente
del CEIS. Mi fermerò ad illustrare molto brevemente sei punti sui quali
ho posato l'attenzione. Il primo punto è molto elementare, ma secondo
me merita di essere ripreso in considerazione anche se gli amici del CEIS, quelli
che nel CEIS vivono quotidianamente, probabilmente ormai lo ritengono un fatto
che non ha più un particolare rilievo, ma chi viene da fuori lo riscopre. Il
tema del nostro incontro stamani mi sembra quello del rapporto del CEIS con la
città, ecco il primo rapporto del CEIS con la città lo si coglie
nel momento in cui si entra al CEIS. Il CEIS è parte della città,
si entra nel CEIS prolungando il nostro cammino nella città. Ieri sera
uscendo sono passato qui dietro e ho visto il diverso rapporto con la città
da un punto di vista spaziale e urbanistico e un'altra scuola adiacente al CEIS
che anche se più moderna, non ti fa percepire il rapporto con la città. Questo
mi ha fatto ricordare un momento importante anche dal punto di vista pedagogico
di quando ci si poneva il problema della collocazione delle strutture nel contesto
della città anche dal punto di vista architettonico e urbanistico. Generalmente
la scuola ha sempre sofferto anche dal punto di vista edilizio di questa separazione:
tra la scuola e la città ci sono, quando va bene, delle cancellate e quando
va male dei reticolati addirittura. Ecco il CEIS mi sembra che abbia proprio
questo di caratteristico, cioè questa continuità del suo tessuto
urbanistico con quello della città. E questo è uno degli aspetti
che dovrebbe essere reso oggetto di riflessione, di recupero, di rimeditazione. Ricordo
a questo riguardo che proprio una delle prime esperienze di rapporto tra il CEIS
e l'Università di Firenze, nei primi anni sessanta fu proprio un rapporto
con l'Istituto di Urbanistica. Si veniva con gli studenti da Firenze al CEIS
con il famoso urbanista Quaroni e con il Prof. Borghi pedagogista, proprio perché
il CEIS rappresentava questa soluzione particolarmente innovativa proprio sul
piano del rapporto tra la struttura educativa e il contesto cittadino. Tengo
a sottolineare questa osservazione e vorrei che non avesse soltanto un sapore
storico, ma fosse ancora oggi elemento di riflessione. Dopo l'accesso al CEIS
l'altro aspetto che mi sembra degno di essere preso in considerazione è
la caratteristica del luogo, un luogo dove, diversamente da altre istituzioni
scolastiche esistenti nel nostro Paese, non ci si viene o non è fatto soltanto
per venire a lavorare e scappare . Il CEIS un luogo in cui si sente
confortevole il vivere mentre si lavora e dove questo legame si sperimenta direi
naturalmente. Il CEIS un luogo dove soggiornare è gradevole sia
per l'ambiente fisico che caratterizza il Centro, sia per il particolare clima
sociale che vi si vive. Il clima sociale è un clima che sottolinea e
dà valore alle relazioni interpersonali, è un clima favorevole e
accettante, prima si diceva di rispetto, ma non è solo di rispetto, perché
il rispetto qualche volta comporta anche distanza tra le persone, è qualcosa
di più, si sente effettivamente un rapporto di comunicazione e di integrazione. Infatti
tutto questo dà la sensazione che in questo ambiente non ci si viene per
insegnare e scappare, come generalmente si fa nelle scuole, come vi dico francamente
si continua a fare in gran parte delle nostre Università Pensate che
è successo di fare la scuola a tempo pieno in scuole che erano fatte per
starci il meno possibile e poi ci si domanda perchéè tali esperienze
falliscano. Il CEIS invece si differenzia su questo punto e credo che anche
questo sia un altro degli aspetti da sottolineare e considerare anche come questo
si possa realizzare altrove. Infatti questo aspetto andrebbe tenuto presente
in tutte le strutture che hanno da svolgere una funzione sociale particolarmente
importante. Una terza caratteristica del CEIS che mi sembra importante sottolineare
è che il CEIS, secondo me è un raro esempio di incontro e di integrazione
tra funzioni diverse. Mi è venuto in mente a questo riguardo quello
che in particolare alcuni colleghi docenti bolognesi sottolineano come un elemento
importante e che ampiamente condivido, e cioè il concetto di sistema formativo
integrato. Il CEIS nel suo piccolo secondo me è un esempio vivente di
sistema formativo integrato, cioè la compresenza di funzioni diverse ma
tutte caratterizzate dall'impegno sociale ed educativo anche se al loro interno
diversificate secondo le opportunità e le esigenze. Ho cercato di identificare
queste diverse funzioni che trovano nel CEIS una loro integrazione e direi che
il CEIS va proprio preso in questo senso come esempio che io vedrei poi ampiamente
proiettato sul territorio. In sostanza si dice spesso integrazione delle funzioni
educative a livello territoriale, ma sappiamo poi bene quanto questo sia poi difficoltoso
da realizzare nonostante tutto. Quindi la trasposizione dal microsistema CEIS
al macrosistema del territorio indubbiamente è una cosa tuttaltro che semplice,
perciò il modello teorico che il CEIS in qualche modo ci fornisce, secondo
me dovrebbe essere da questo punto di vista particolarmente apprezzato e valorizzato
pur tenendo presente quanto poi nel cambiamento di scala si presentino di difficoltà
ed esigenze specifiche. Ma in sostanza quali sono queste funzioni che il CEIS
integra ? Vi è anzitutto una funzione sociale ed educativa insieme
che mi sembra uno degli aspetti importanti, ricordo a questo riguardo un accenno
che fece il Prof. Borghi iniziando un suo intervento dicendo come nel CEIS si
fosse realizzato quello che rappresenta uno dei capisaldi del movimento pedagogico
del nostro tempo, quello di promuovere un rinnovamento dell'educazione che sia
nello stesso tempo in funzione di un rinnovamento sociale. Questo che è
stato in qualche modo il principio, la matrice da cui è nato il CEIS, quello
di promuovere un intervento sociale in risposta da un lato ad esigenze immediate
dall'altro il rinnovamento sociale fatto in funzione di un miglioramento delle
condizioni di vita della gente, delle relazioni sociali e l'intervento educativo
visto come una componente essenziale di questo processo. I due aspetti, in
sostanza visti tra loro strettamente correlati e questo mi sembra un aspetto particolarmente
rilevante che direi va valorizzato e riproposto all'attenzione. Ancor di più
in questo momento in cui ho l'impressione che per l'appunto l'impegno delle istituzioni
educative sul piano sociale si vada effettivamente attenuando. E' una situazione
che io vivo anche in altre situazioni educative caratterizzate in senso innovativo,
mi viene da pensare a questo riguardo a quella, anch'essa gloriosa, istituzione
educativa fiorentina, anch'essa impostata secondo le esigenze del rinnovamento
educativo e sociale nello stesso tempo, penso alla Città Pestalozzi, che
è stata per certi momenti anche abbastanza vicina al CEIS e questo rapporto
sta un po' nella storia di queste due istituzioni educative. Ho l'impressione
che anche istituzioni educative come la Città Pestalozzi vadano in realtà
perdendo un po' di quella dimensione di impegno educativo e di impegno nell'avanzamento
del progresso sociale e da questo punto di vista credo che si vada perdendo qualche
cosa di importante della nostra dimensione educativa. Io non voglio con questo
schematizzare delle cose come oggi si usa fare pensando che la storia della pedagogia
abbia avuto un movimento pendolare: in alcuni momenti si è accentuata l'importanza
dell'educazione sociale, in altri momenti si è accentuata l'importanza
dell'educazione sul piano cognitivo. Oggi siamo nel momento di trionfo dell'educazione
sul piano cognitivo allora di conseguenza ci si interessa meno dell'aspetto sociale. E'
facile poi rammaricarsi per le espressioni di violenza, di arroganza, con tutte
le conseguenze anche più tragiche di questa situazione, il senso di abbandono
dei valori sociali, il rinchiudersi in se stessi con la disperazione che tutto
questo comporta e direi questo non è in sostanza un problema di cui la
scuola debba disinteressarsi; si tratta secondo me di recuperare un impegno anche
su questo piano . L'altro aspetto connesso un po' con questo e che mi sembra
importante sottolineare è che il CEIS cerca di svolgere la sua azione educativa
e sociale dando risposte educative ai bisogni dei singoli. Rispetto delle esigenze
dei singoli quindi, ma anche qualcosa di più perché l'intervento
educativo non si limita a dare un supporto accettando l'individuo per quello che
è, ma lo aiuta a progredire e a svilupparsi. Credo che in questo concetto
fondamentalmente si debba poi ritrovare anche tutto quell'impegno ormai storico
del CEIS verso i bambini con handicap. Non ci si limita a dare una semplice
assistenza ai bambini con handicap, ma l'assistenza, l'educazione, l'integrazione
dei bambini handicappati avviene nell'ambito di questa filosofia generale che
riguarda il cercare di dare una risposta ai bisogni dei singoli e nei singoli
ci sono anche bambini che hanno difficoltà, che hanno degli handicap. Questo
concetto, diciamo questo settore di lavoro non viene settorializzato ma rientra
in una filosofia più generale. Quando si scoprirono in Italia tutti
i problemi dell'integrazione degli handicappati e così via, si scopriva
qualche cosa che in realtà il CEIS a suo modo, forse in forme diverse da
quelle che si fanno attualmente, aveva di fatto già attuato attraverso
prima di tutto l'integrazione delle sue funzioni educative ed alla base di tutto
questa filosofia che consiste nell'affermare l'esigenza di fornire delle risposte
educative ai bisogni ed alle esigenze dei singoli. In questo ambito allora
si colloca anche il problema dell'educazione, dell'integrazione, della socializzazione
dei bambini con handicap. L'altro aspetto della integrazione di funzioni del
CEIS che mi sembra particolarmente importante è che nel CEIS si lavora
nel campo dell'educazione ma nello stesso tempo ci si forma per essere operatori
nel campo educativo. Questo in qualche modo si potrebbe dire è già
un fatto che dovrebbe essere acquisito dalle scuole in generale perché
oggi si concepisce la scuola come centro essa stessa di formazione e di aggiornamento
degli insegnanti. C'è anzi questa concezione oggi dell'aggiornamento
che viene portato avanti nei paesi anglosassoni, il cosiddetto "school based
teacher education" l'educazione degli insegnanti basata sulla scuola, quindi
cercare di riportare all'interno della scuola stessa la formazione degli insegnanti,
soprattutto quando gli insegnanti sono già in servizio. Io credo che
questo il CEIS l'abbia già praticato ed è una dimensione che direi
va riaffermata e va estesa, in sostanza cioè vedere la scuola come centro
non solo di lavoro nel campo dell'educazione, ma anche come centro per la formazione
del personale che svolge poi attività educative. Già secondo
quello che diceva prima il direttore nella sua esposizione, mi sembra che a questo
riguardo anche in tempi recenti il CEIS abbia dato dei contributi importanti in
questo settore, ma se mi è consentito vorrei dire che questo rientra un
po' in tutta la storia del CEIS, corsi che il CEIS ha sviluppato fin dai primi
anni della sua esistenza e poi gli stages, i rapporti con altri organismi esterni,
le Università, i CEMEA e così via. E' stato un lavoro che il
CEIS ha portato avanti non soltanto utilizzando le sue risorse interne, ma anche
cercando di coinvolgere su questo terreno altri organismi. A questo riguardo
un esempio secondo me molto interessante e direi abbastanza singolare di questo
aspetto di integrazione tra la funzione dell'operare nel campo educativo e nello
stesso tempo del formare gli operatori la si ha attraverso la stessa carriera
credo il curriculum degli operatori del CEIS. Cioè il CEIS ha una molteplicità
di funzioni nel campo educativo e una molteplicità
di servizi, la
scuola, il Centro di Socializzazione e così via, e spesso gli educatori
compiono il loro curriculum di formazione lavorando in questi diversi settori
ed è questo un aspetto importantissimo anche per la formazione stessa dell'operatore. Di
solito si pecca anche nel campo educativo di una estrema settorializzazione: cioè
uno fa la scuola poi se ha fortuna vince il concorso e va a fare l'insegnante
e continua a fare l'insegnante per tutta la vita, oppure se fa l'educatore in
qualche istituto e passa successivamente a fare l'insegnante il suo percorso sempre
abbastanza tortuoso, pieno di sensi di precarietà
e di frustrazione. Ecco
il CEIS anche se capisco le difficoltà che questo può comportare
proprio per le difficoltà che sono insite al settore educativo di per se
stesso, per l'appunto offre questa opportunità di sviluppare delle capacità
educative attraverso una molteplicità di esperienze, di conseguenza c'è
la possibilità di dare una formazione più ampia, a tutto tondo sul
piano della operatività educativa e credo che a questo riguardo la cosa
sia particolarmente importante. Mi viene in mente a questo proposito ciò
che si prospetta nel campo dei nuovi ordinamenti dell'Università, quando
intanto si dovrà pensare alla formazione degli insegnanti delle scuole
elementari ed anche secondarie attraverso corsi specifici a livello universitario
e nell'ambito di questi corsi sono previsti dei tirocini, ma dove li faranno i
tirocini i nostri futuri insegnanti se non ci sono specialmente delle strutture
che hanno già nella loro organizzazione, nella loro fisionomia incorporata
questa funzione di formare i formatori? Le scuole generalmente sono fatte ripeto
per accettare gli insegnanti già bell'e fatti, magari fatti male, ma non
è che la scuola si ponga questo compito formativo nei confronti degli insegnanti,
il CEIS invece questo lo fa. Pensiamo poi che c'è sempre l'altro aspetto
dal punto di vista delle innovazioni nel campo universitario: il nuovo ordinamento
dei corsi di Pedagogia che si chiameranno d'ora in poi corsi di Laurea in Scienze
dell'Educazione, prevede tre indirizzi tra cui l'indirizzo per insegnanti di Filosofi,
di Pedagogia, di Psicologia per le scuole Secondarie, poi c'è un indirizzo
per educatori professionali che dovrebbe formare a livello universitario gli operatori
nel campo di una serie di settori da quello del tempo libero a quello dell'educazione
degli handicappati e così via e poi c'è un terzo indirizzo che è
quello dei cosiddetti esperti di processi formativi, così gli studenti
che usciranno dai futuri corsi di laurea in Scienze dell'Educazione avranno una
preparazione specifica in uno di questi tre settori. In ciascuno di questi
tre settori è previsto per l'appunto il periodo di tirocinio e dove lo
vanno a fare gli studenti se non in istituzioni che in qualche modo si sono poste
il problema della formazione del personale e in questo senso direi che il CEIS
dovrebbe avere tutte le carte in regola per dare delle risposte anche a questo
riguardo. L'altro aspetto di integrazione di funzioni particolarmente rilevante
secondo me, è il fatto della utilizzazione delle strutture del CEIS per
attività scolastiche, ma nello stesso tempo anche per attività del
tempo libero. Io il CEIS l'ho conosciuto soprattutto per questo secondo aspetto,
forse più direttamente perché con altri amici abbiamo lavorato al
CEIS formandoci noi stessi, bisogna pur dirlo, proprio nelle attività di
tempo libero cioè le iniziative durante il periodo estivo, ed era abbastanza
singolare questo fatto di una struttura che nello stesso tempo riesce a funzionare
come istituzione scolastica, ma ha anche tutte le capacità per adattarsi
a diventare ambiente di accoglienza per i ragazzi durante il periodo delle vacanze. Anche
su questo noi siamo abituati generalmente a marciare su binari ben distinti, da
un lato ci sono edifici e spazi per il tempo libero, dall'altro ci sono edifici
e spazi per l'educazione, cosa che è abbastanza tipica del nostro paese
anche se in altri paesi questo è già per tradizione superato. Ci
fu una volta un collega inglese che venne a visitare le scuole in Italia e vedendo
questi spazi chiese:"Ma qui cosa fanno nel pomeriggio?" "Nel pomeriggio
è chiuso." Fu la risposta e allora questo ci disse:"In Italia
siete ricchi perché tenete tutto questo patrimonio senza utilizzarlo pienamente." Ecco
lui lo vedeva come un esempio di spreco e infatti spesso si sprecano tante cose
nel nostro paese e le strutture potrebbero essere più ampiamente utilizzate
proprio se viste in una logica di integrazione di funzioni. L'altro aspetto
importante mi sembra, e ieri sera ne abbiamo avuto un simpatico esempio, il fatto
che una struttura come questa sia disponibile allo stesso tempo sia per i ragazzi
ma anche poi per gli adulti. Soprattutto certe attività
di tempo
libero possono essere anche utilizzate per gli adulti, in particolare quel gruppo
musicale che ieri sera ci faceva vedere come questo lavoro si proietti quando
c'è una persona che cura il settore con particolare attenzione, interesse
e competenza e si inserisca in questa continuità di un processo. Nel
campo della musica abbiamo avuto la possibilità
di vedere come si
lavora nelle varie classi con una progressione curricolare abbastanza chiara e
indubbiamente ben impostata e nello stesso tempo attorno a questa attività
si sviluppano iniziative con gli ex alunni che hanno continuato un certo tipo
di attività e ancora vi sono gruppi di adulti che si ritrovano, lavorano,
si incontrano per fare attività musicale e mi sembra che questo sia un
esempio vivente molto semplice, ma importante di questa integrazione. Infine
altra funzione che il CEIS ha svolto è quella di essere attività
di studio, di ricerca e mi viene in mente a questo proposito il CIDEF e le possibilità
che su questo piano si aprirebbero di contatto anche con organismi universitari. Mi
viene da pensare che questo tipo di lavoro il CEIS l'ha sviluppato fin dalle origini. Ricordo
che una delle prime esperienze furono le settimane di studio per l'infanzia, per
le vittime della guerra, le SEPEC che furono centri di incontro e di lavoro in
comune fra studiosi di altissimo livello, a livello europeo e tra questi due estremi
le SEPEC e il CIDEF ci sono poi una serie di iniziative che sono state svolte
costantemente. Mi fa piacere ricordare, ma siamo nuovamente sul piano dell'autobiografia,
che nello stesso tempo in cui si cominciavano a organizzare all'Università
di Firenze quei seminari organizzati appunto con l'Istituto di Urbanistica della
Facoltà di Architettura di Firenze, io che appunto cominciavo proprio allora
alla facoltà di Magistero, organizzai uno dei primi seminari che trattava
delle attività espressive, grafico-figurative e ho ancora dei pacchi dei
disegni dei bambini del CEIS che insieme si esaminavano con gli studenti e poi
si venne a vedere nel CEIS come questi bambini lavoravano, come era organizzata
l'attività. Da questo punto di vista andrebbe poi ricordato, scusate
se sicuramente faccio delle grandi dimenticanze a questo riguardo, uno degli studi
che credo siano stati particolarmente interessanti e cioè quello di De
Bartolomeis sempre nel campo delle attività espressive che ebbe come suo
luogo privilegiato il CEIS, il CEIS quindi è stato sempre sostanzialmente
centro di attività di ricerca. Un altro degli aspetti importanti che
ritengo si debba sottolineare nell'organizzazione del CEIS è questa integrazione
fra le molteplici funzioni educative che ha come corrispettivo la valorizzazione
della specificità
delle competenze. Il riconoscimento delle competenze
specifiche dei singoli fa si che le persone si conoscano tra loro come persone
ed abbiano un rapporto di amicizia e di simpatia molto vivo, ma nello stesso tempo
alle singole persone si accostano competenze specifiche, sono persone che hanno
una generica preparazione educativa; credo che questo sia un altro degli aspetti
importanti che il CEIS ha portato avanti e che ritengo debbano essere oggi ripresi
e sottolineati in un momento così particolare, perché come
noi sappiamo già a livello per esempio di scuola elementare secondo la
legge sui nuovi ordinamenti della scuola elementare, si cerca di introdurre anche
nella scuola elementare una maggiore qualificazione sul piano della preparazione
degli insegnanti. Il lavoro in equipe degli insegnanti nella scuola elementare
comporta evidentemente che gli insegnanti abbiano, sia pure in termini diversi
da quello che purtroppo avviene nella scuola Media, una loro qualificazione più
specifica e nello stesso tempo una capacità di integrare le loro diverse
competenze.
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