Parco Pedagogico per l’Educazione AttivA
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Regione Emilia Romagna
 
 

•• EDUCAZIONE ED AMBIENTE
           Intervento di Margherita Zoebeli alla giornata di studio organizzata al Ceis nel giugno 1989


Mi scuso per la voce, già che non parlo mai volentieri, ora sono anche impedita da una bronchite.
Come abbiamo sentito il tema d’oggi é scaturito dall'insorgere di alcune difficoltà e soprattutto delle incertezze sul rapporto tra il proprio comportamento e l'ambiente o l'educazione e l'ambiente quindi incertezze che abbiamo avvertito molte volte nei genitori e in particolare nei genitori dei bambini piccoli.
Si capisce perché incertezze che tutte le condizioni esterne con questi vari inquinamenti creano delle paure, creano delle incertezze di cui vedremo le conseguenze.
Se pensiamo all'aria: con l'aria respiriamo il piombo Il cibo è inquinato proprio ieri alla radio ho sentito che la maggior parte dei pesticidi provocano il cancro
La terra è inquinata sappiamo che il cesio che si è depositato sulla terra dopo Chernobyl è attivo per 30 anni. Non parliamo dell'inquinamento acustico e io vorrei aggiungere l'inquinamento dell'atmosfera della città per la velocità che si è introdotta in tutta la vita che si svolge ora.
Tutti questi elementi sono alla base di queste incertezze delle domande che si pongono i genitori. Ci sono due modi di reagire a questi inquinamenti: una parte delle persone reagisce inconsapevolmente, reagisce magari con molta rabbia e s’introduce negli ambienti e aderisce ai movimenti ecologisti, acquista alimenti biologici quindi ha un atteggiamento di lotta contro questi inquinamenti.
Altri vivono questo stato di cose con molte angosce e queste angosce si traducono in comportamenti. E' accertato che questi vari inquinamenti sono dannosi alla salute non solo a quella fisica ma anche a quella psichica infatti ogni stato di angoscia negli adulti si trasferisce sui bambini, la paura questo atteggiamento di diffidenza contro le cose che incontriamo contro l'ambiente la diffidenza che si traduce anche in comportamenti verso l'altro non si vive tranquilli non si vive con fiducia nell'altro.
Quindi le preoccupazioni sono veramente giustificate e chi è più esposto è sempre il bambino: da una parte è esposto per la salute fisica, dall'altra esposto di fronte agli adulti che vivono questo stato di cose con un senso di angoscia.
Credo che oggi è diventato per molti adulti un vero problema come non perdere il gusto di affrontare con energia e coraggio le difficoltà esterne e soprattutto le ansie interiori.
E' un grosso problema perché come ho già detto queste angosce si trasferiscono sui bambini attraverso molti canali direttamente ma anche indirettamente con i nostri atteggiamenti e con le reazioni dei genitori che proibiscono, sono troppo attenti, che cercano di evitare contatti dei bambini con il mondo, che disturbano i bambini con mille raccomandazioni .... questo danno indiretto provocato dalle nostre angosce di fronte queste insidie. Vorrei riferirmi a Bettelheim tutti conoscono questo autore che ha studiato per 40 anni e lavorato con bambini che hanno avuto ferite psicologiche nella loro prima infanzia. Lui riflettendo sulla qualità dell'educazione cos'è? Quando un adulto può dire: " io sono contento della educazione ricevuta" allora è stato educato bene.
Lui dice anche che una persona è stata educata bene quando "ha acquisito le capacità di far fronte in modo adeguato alle infinite vicissitudini alle molteplici sofferenze e grandi difficoltà che si incontrano nella vita e di farvi fronte soprattutto perché possiede un solido senso di sicurezza in se stesso" Cito Bettelheim perché penso che le sue riflessioni sul valore del senso di sicurezza in se stesso possano aiutarci ad entrare nel vivo del nostro problema.
L'ambiente, lo spazio che abitiamo è un amico o un'insidia continua?
Devo precisare che non intendo riflettere sul problema generale abbiamo qui il Prof. Canevaro che sa farlo meglio di me.
Io voglio parlare dello spazio CEIS poiché le difficoltà le incertezze sono state espresse qui in questo ambiente.
A mio avviso il sociale e in questo caso la scuola è in grado di dare un contribuito valido alla costruzione e soprattutto all'affermazione del senso di sicurezza i se stessi un contributo anche allo sviluppo di questo senso di sicurezza in se stesso.
Non parlo di formazione del senso di sicurezza, poiché questo si svolge soprattutto nel rapporto dei genitori con il bambino e soprattutto proprio nella primissima infanzia parlo di affermare: pensiamo a tutte le possibilità che la scuola offre di affermare la sicurezza; pensiamo solo a come l'atteggiamento che l'insegnante ha verso gli errori dei bambini: come li corregge, come incoraggia o come scoraggia il bambino o come lo lascia libero di esprimersi.
Questo, andrebbe approfondito; lo chiamerei lo spazio psicologico.
Spazio psicologico aperto accogliente comprensivo.
Ma non voglio approfondire questo lato noi parliamo dell'ambiente e dare al bambino un ambiente degli spazi che gli procurino un senso di sicurezza e di protezione è uno degli obiettivi di fondo del progetto educativo del CEIS.
Considero quindi lo spazio del CEIS un amico del bambino proprio un amico.
Vivo sempre con meraviglia il comportamento dei bambini che arrivano al CEIS anche piccoli conquistano immediatamente gli spazi si scoprono sono attivi si arrampicano corrono non si perdono vanno alla ricerca l'ho osservato moltissime volte provo anche un senso di gioia e di soddisfazione quando vedo i bambini dopopranzo nel giardino, cosa succede nell'ora di svago.
La piazzetta piena di bambini piccoli qualcuno gioca sul tronco d'albero sperimenta con i sassolini: scivolano dal tronco o il tronco si trasforma in aereoplano automobile, alcuni si rincorrono sulla terrazza i bambini grandi fanno ginnastica si esibiscono in attività corporea sulla collina ci sono i piccolini che grattano la terra, vogliono vedere cosa c'è dentro la terra altri frantumano dei sassi, fanno la polverina di sassi morbidi, e questo sarebbe interessante approfondire cosa significa, questa è un attività che piace enormemente ai bambini vivono la trasformazione di un materiale, altri bambini passeggiano tranquillamente, vanno dietro la baracca tutti sono impegnati nel gioco ed è una caratteristica che non si vedono tutti 270 i bambini ma sono distribuiti in piccoli gruppi e si distribuiscono nel villaggio.
Io penso che il progetto educativo formulato nel '45 sia ancora oggi valido e quando penso alla possibilità o al progetto di trasferimento del CEIS, che spero non avvenga mai, e a come costruire un nuovo CEIS non lo farei in modo diverso, aggiungerei un laghetto per giocare con l'acqua, un posto dove far fuoco, forse una voliera, arricchirei il giardino.
Allora quali sono, per procedere rapidamente, i principi socio-pedagogici che hanno ispirato la costruzione e l'organizzazione architettonica del CEIS ?
La costruzione è concisa con il periodo immediatamente dopo il termine della guerra, un periodo molto felice in cui tutti erano impegnati a studiare a fare uno sforzo di costruire una società democratica e tanto più ci sembrava importante di pensare di riflettere per trovare soluzioni architettoniche che facilitino una vita democratica.
Doveva diventare una comunità educativa, una comunità vuol dire che ognuno ha il diritto di esprimersi, di svolgere la propria personalità, dove ogni gruppo, nei diversi padiglioni, avrebbe dovuto avere una autonomia al suo interno e verso tutta la comunità, un criterio importante ci sembrava quello di creare un'unità fra ambiente esterno ed ambienti interni, infatti nelle aule c'è spazio per tutto il gruppo, per piccoli gruppi, ci sembrava importante pesare come la organizzazione della vita comunitaria possa facilitare la partecipazione alla vita comunitaria stessa. Come possiamo facilitare l'assunzione di responsabilità verso l'ambiente, verso l'individuo e verso tutta la comunità ?
Queste idee di fondo si materializzavano nella distribuzione dei padiglioni sul terreno: l'insieme forma un villaggio.
Non si pensava di chiamarlo villaggio, sono stati i bambini che immediatamente hanno chiamato il Centro il nostro villaggio, con la piazzetta comune che da la possibilità di riunire tutta la comunità con spazi individuali in cui il singolo gruppo o il singolo bambino possa essere attivo, costruttivo e creativo.
Si pensava di collegare i singoli edifici con vialetti liberi e cortili in forme mai quadrate e definite. Abbiamo avuto anche parecchie critiche poiché qualcuno diceva di non vedere un'organizzazione che sarebbe stato meglio disporre i padiglioni in maniera diversa in modo da avere un grande spazio interno.
Abbiamo dovuto difendere questa disoposizi0one a villaggio in cui ogni gruppo ha il suo spazio e con uno spazio collettivo per attività organizzate o informali e spontanee dei ragazzi.
Un'altra materializzazione è la piantagione, doveva diventare un giardino pieno di ombre, non solo, ma anche pieno di colori, tante specie di alberi.
Un sogno era quello che potesse diventare un giardino botanico, invece non è stato possibile per alcuni alberi, la mimosa é morta, abbiamo ripiantato un eucaliptus, speriamo di poterlo salvare.
Ma comunque che la natura facesse parte del Centro ci sembrava indispensabile
Nei pannelli qui esposti vediamo una esposizione fotografica: "Alla scoperta della vita segreta del CEIS" frutto di un lavoro di una classe svolto con il Dott. Alberti che poi ha fatto queste foto per far scoprire ai raggazzi la vita nascosta del nostro centro.
Le attrezzature sono anch'esse un fatto importante, attrezzature per il gioco, attività psicomotorie che sono sparse in tutto il villaggio, l'ambiente è strutturato cosi, in piccoli spazi in spazi collettivi offre, soprattutto i piccoli spazi, al bambino un senso di sicurezza in cui osa sperimentare le sue risorse fisiche, abilità motorie osa prendere contatti con i compagni fa delle scoperte, anche trasformando i materiali, il famoso sasso che si frantuma importante è che impari ad orientarsi è facile ritrovarsi perché c'è un davanti un dietro c'è in mezzo, tutti questi concetti topologici può viverli facilmente e interiorizzarli così l'ambiente diventa un laboratorio di esperienze e conoscenze.
E' facile immaginarsi quanto l'ambiente può dare un contributo alla formazione dell'autostima: un bambino che riesce ad arrampicarsi sul ponte e finalmente arriva fino in cima e riceve l'approvazione dei genitori o degli insegnanti ha fatto una conquista importante questo sicuramente lo aiuta ad affrontare i compiti nella scuola quando si tratta di applicarsi e di realizzare qualche cosa.
Questo compiere delle esperienze varie con il proprio corpo fa sorgere in lui questo senso di sicurezza di cui parla Bruno Bettheleim.
Allora dov'è l'insidia ?
Io la sto cercando l'insidia di questo ambiente. Abbiamo dovuto abolire il pollaio 25 anni fa perché non coincideva con le norme igieniche e si capiva benissimo che un pollaio in mezzo alla città non può esistere, però abbiamo dovuto rinunciare alla meraviglia della nascita dei pulcini.
Abbiamo dovuto abolire una struttura meravigliosa con una rete alta quasi tre metri in cui bambini si divertono come pesci nell'acqua, perché non corrispondeva più con le leggi sulla sicurezza dei bambini, però vi dico che non é mai successo nessun incidente con quella rete. I bambini si sono solo divertiti. Eliminate queste insidie, forse sono le mani sporche dei bambini che giocano con la terra o il grembiule sporco di acquarelli o il ginocchio sbucciato per una caduta correndo.
Sono tutti questi gli argomenti esteriori, piccoli argomenti, che dimostrano come delle preoccupazioni non giustificate.
Sappiamo che ci sono dei genitori che non vedono volentieri il bambino seduto per terra nella ghiaia ho sentito l'altro giorno un insegnante che mi diceva che ci sono dei genitori che proibiscono o evitano che il bambino piccolo vada a carponi quando impara a camminare, genitori che vogliono saltare questa fase importantissima dell'andare a carponi, questi genitori forse non sanno quanti bambini in sede di terapia devono andare a carponi per interiorizzare lo schema corporeo perché è un processo importante nell'apprendimento della lettura e scrittura.
Difficilmente vengono dopo recuperate queste ferite psicologiche causate da preoccupazioni dei genitori. Abbiamo alcuni bambini, fortunatamente non molti, che hanno paura di sporcarsi.
In questi casi ci troviamo di fronte ad una nevrosi dello sporco dei genitori che si è trasferita sui bambini, ci troviamo di fronte ad un bambino che si trova in grande difficoltà, lui non ha tanta paura della macchia, delle mani sporche, ma ha paura dei genitori che gli hanno imposto in modo molto prematuro delle regole che non può ancora capire. Questo senso di colpevolezza che rende il bambino insicuro è determinato dall'inibizione di fronte a delle esperienze di cui ha assolutamente bisogno per crescere.
Ora voglio solo accennare a degli adolescenti che hanno poi delle difficoltà di adattamento alla vita perché vogliono liberarsi delle antiche repressioni vanno a finire con gli yppies, o nel caso peggiore sono esposti alla droga.
Forse qualcuno dirà che non vogliamo curare l'igiene che non ci preoccupiamo della pulizia, tutt'altro io credo che sia importante che l'ambiente sia curato anche dal punto di vista igienico, però per quello che concerne il bambino l'educazione alla pulizia è un processo lungo, paziente come quello di imparare a camminare, imparare a mangiare che avviene unicamente attraverso la prova la riprova finché il bambino è capace di fare da solo.
Voglio tirare brevemente un bilancio. Esistono davvero una infinità di pericoli che minacciano la salute psicofisica dei nostri bambini.
Ma possiamo eliminare noi singoli cittadini questi pericoli?
La risposta è sicuramente no.
Possiamo proteggere i bambini contro tutti questi pericoli?
No è impossibile.
Allora l'unica soluzione è quella di imparare a convivere positivamente con queste insidie.
E positivamente, ritorno all'inizio, vuol dire viverle consapevolmente facendo dove si può ancora opposizione.
Non accusare sempre l'istituzione che non ha saputo provvedere a limitare il traffico in città, che non ha provveduto a imporre la benzina verde ad esempio, siamo tutti cittadini apparteniamo tutti all'istituzione forse l'impegno individuale può arrivare a dei risultati.
La tendenza di proteggere troppo i bambini ci fa riflettere ulteriormente, cercando di riassumere, che un bambino che non ha sperimentato le proprie abilità fisiche che non ha vissuto la gioia della scoperta, sarà in seguito proprio uno di quelli che avrà spesso paura di affrontare un nuovo compito e sarà uno di quelli che dir… di non essere capace.
Il bambino con il suo naturale bisogno di indipendenza se viene sopraffatto dalla iper protezione dei genitori assumerà spesso un atteggiamento di rinuncia.
IL bambino che non può giocare liberamente che non può utilizzare tutti i materiali naturali, la terra, l'acqua, la sabbia, del resto tutte queste attività rinforzano il suo sistema immunitario, che viene sottoposto a proibizioni e rimproveri feriscono il bambino o creano delle opposizioni.
Un bambino che non può svolgere attività creative diventa dipendente delle offerte della televisione, della nostra società super industriale.
Credo abbia ragione Ivan Illic, il famoso critico delle società industrializzate, che scrive sul suo libro per una storia dei bisogni, dice: "ogni aspetto della vita dell'uomo è ormai caratterizzato dall'incapacità moderna di usare in modo autonomo le doti personali la vita comunitaria e le
risorse naturali”.
Per chiudere, una delle colonne del nostro progetto è proprio quella di sviluppare nel bambino le doti personali attraverso l'offerta di un ambiente divertente e ricco di stimoli un ambiente aperto alle iniziative individuali, di gruppo e soprattutto alle iniziative che sollecitino un senso di appartenenza e responsabilità civile. Questa è la chiusura, vorrei ancora dire che, convinti che l'ambiente costruito dall'uomo sulla base dei suoi bisogni, abbiamo accolto con piacere la proposta dell'amministrazione comunale di pensare insieme come strutturare i parchi pubblici per arricchirli affinché tutti cittadini abbiano la possibilità di sviluppare le proprie doti e di migliorare la qualità della vita, della salute.
Non solo a quella fisica ma anche a quella psichica. Infatti ogni stato di angoscia negli adulti si trasferisce sui bambini.
La paura, l’atteggiamento di diffidenza contro le cose che incontriamo, contro l'ambiente, si traducono in comportamenti diffidenti verso l'altro.
Non si vive tranquilli se non si vive con fiducia nell'altro e negli altri.

Ceis - Giugno 1989