Mi
scuso per la voce, già che non parlo mai volentieri, ora sono anche impedita
da una bronchite. Come abbiamo sentito il tema doggi é scaturito
dall'insorgere di alcune difficoltà e soprattutto delle incertezze sul
rapporto tra il proprio comportamento e l'ambiente o l'educazione e l'ambiente
quindi incertezze che abbiamo avvertito molte volte nei genitori e in particolare
nei genitori dei bambini piccoli. Si capisce perché incertezze che tutte
le condizioni esterne con questi vari inquinamenti creano delle paure, creano
delle incertezze di cui vedremo le conseguenze. Se pensiamo all'aria: con l'aria
respiriamo il piombo Il cibo è inquinato proprio ieri alla radio ho sentito
che la maggior parte dei pesticidi provocano il cancro La terra è inquinata
sappiamo che il cesio che si è depositato sulla terra dopo Chernobyl è
attivo per 30 anni. Non parliamo dell'inquinamento acustico e io vorrei aggiungere
l'inquinamento dell'atmosfera della città per la velocità che si
è introdotta in tutta la vita che si svolge ora. Tutti questi elementi
sono alla base di queste incertezze delle domande che si pongono i genitori. Ci
sono due modi di reagire a questi inquinamenti: una parte delle persone reagisce
inconsapevolmente, reagisce magari con molta rabbia e sintroduce negli ambienti
e aderisce ai movimenti ecologisti, acquista alimenti biologici quindi ha un atteggiamento
di lotta contro questi inquinamenti. Altri vivono questo stato di cose con
molte angosce e queste angosce si traducono in comportamenti. E' accertato che
questi vari inquinamenti sono dannosi alla salute non solo a quella fisica ma
anche a quella psichica infatti ogni stato di angoscia negli adulti si trasferisce
sui bambini, la paura questo atteggiamento di diffidenza contro le cose che incontriamo
contro l'ambiente la diffidenza che si traduce anche in comportamenti verso l'altro
non si vive tranquilli non si vive con fiducia nell'altro. Quindi le preoccupazioni
sono veramente giustificate e chi è più esposto è sempre
il bambino: da una parte è esposto per la salute fisica, dall'altra esposto
di fronte agli adulti che vivono questo stato di cose con un senso di angoscia. Credo
che oggi è diventato per molti adulti un vero problema come non perdere
il gusto di affrontare con energia e coraggio le difficoltà esterne e soprattutto
le ansie interiori. E' un grosso problema perché come ho già
detto queste angosce si trasferiscono sui bambini attraverso molti canali direttamente
ma anche indirettamente con i nostri atteggiamenti e con le reazioni dei genitori
che proibiscono, sono troppo attenti, che cercano di evitare contatti dei bambini
con il mondo, che disturbano i bambini con mille raccomandazioni .... questo danno
indiretto provocato dalle nostre angosce di fronte queste insidie. Vorrei riferirmi
a Bettelheim tutti conoscono questo autore che ha studiato per 40 anni e lavorato
con bambini che hanno avuto ferite psicologiche nella loro prima infanzia. Lui
riflettendo sulla qualità dell'educazione cos'è? Quando un adulto
può dire: " io sono contento della educazione ricevuta" allora
è stato educato bene. Lui dice anche che una persona è stata
educata bene quando "ha acquisito le capacità di far fronte in modo
adeguato alle infinite vicissitudini alle molteplici sofferenze e grandi difficoltà
che si incontrano nella vita e di farvi fronte soprattutto perché possiede
un solido senso di sicurezza in se stesso" Cito Bettelheim perché
penso che le sue riflessioni sul valore del senso di sicurezza in se stesso possano
aiutarci ad entrare nel vivo del nostro problema. L'ambiente, lo spazio che
abitiamo è un amico o un'insidia continua? Devo precisare che non intendo
riflettere sul problema generale abbiamo qui il Prof. Canevaro che sa farlo meglio
di me. Io voglio parlare dello spazio CEIS poiché le difficoltà
le incertezze sono state espresse qui in questo ambiente. A mio avviso il sociale
e in questo caso la scuola è in grado di dare un contribuito valido alla
costruzione e soprattutto all'affermazione del senso di sicurezza i se stessi
un contributo anche allo sviluppo di questo senso di sicurezza in se stesso. Non
parlo di formazione del senso di sicurezza, poiché questo si svolge soprattutto
nel rapporto dei genitori con il bambino e soprattutto proprio nella primissima
infanzia parlo di affermare: pensiamo a tutte le possibilità che la scuola
offre di affermare la sicurezza; pensiamo solo a come l'atteggiamento che l'insegnante
ha verso gli errori dei bambini: come li corregge, come incoraggia o come scoraggia
il bambino o come lo lascia libero di esprimersi. Questo, andrebbe approfondito;
lo chiamerei lo spazio psicologico. Spazio psicologico aperto accogliente comprensivo. Ma
non voglio approfondire questo lato noi parliamo dell'ambiente e dare al bambino
un ambiente degli spazi che gli procurino un senso di sicurezza e di protezione
è uno degli obiettivi di fondo del progetto educativo del CEIS. Considero
quindi lo spazio del CEIS un amico del bambino proprio un amico. Vivo sempre
con meraviglia il comportamento dei bambini che arrivano al CEIS anche piccoli
conquistano immediatamente gli spazi si scoprono sono attivi si arrampicano corrono
non si perdono vanno alla ricerca l'ho osservato moltissime volte provo anche
un senso di gioia e di soddisfazione quando vedo i bambini dopopranzo nel giardino,
cosa succede nell'ora di svago. La piazzetta piena di bambini piccoli qualcuno
gioca sul tronco d'albero sperimenta con i sassolini: scivolano dal tronco o il
tronco si trasforma in aereoplano automobile, alcuni si rincorrono sulla terrazza
i bambini grandi fanno ginnastica si esibiscono in attività corporea sulla
collina ci sono i piccolini che grattano la terra, vogliono vedere cosa c'è
dentro la terra altri frantumano dei sassi, fanno la polverina di sassi morbidi,
e questo sarebbe interessante approfondire cosa significa, questa è un
attività che piace enormemente ai bambini vivono la trasformazione di un
materiale, altri bambini passeggiano tranquillamente, vanno dietro la baracca
tutti sono impegnati nel gioco ed è una caratteristica che non si vedono
tutti 270 i bambini ma sono distribuiti in piccoli gruppi e si distribuiscono
nel villaggio. Io penso che il progetto educativo formulato nel '45 sia ancora
oggi valido e quando penso alla possibilità o al progetto di trasferimento
del CEIS, che spero non avvenga mai, e a come costruire un nuovo CEIS non lo farei
in modo diverso, aggiungerei un laghetto per giocare con l'acqua, un posto dove
far fuoco, forse una voliera, arricchirei il giardino. Allora quali sono, per
procedere rapidamente, i principi socio-pedagogici che hanno ispirato la costruzione
e l'organizzazione architettonica del CEIS ? La costruzione è concisa
con il periodo immediatamente dopo il termine della guerra, un periodo molto felice
in cui tutti erano impegnati a studiare a fare uno sforzo di costruire una società
democratica e tanto più ci sembrava importante di pensare di riflettere
per trovare soluzioni architettoniche che facilitino una vita democratica. Doveva
diventare una comunità educativa, una comunità vuol dire che ognuno
ha il diritto di esprimersi, di svolgere la propria personalità, dove ogni
gruppo, nei diversi padiglioni, avrebbe dovuto avere una autonomia al suo interno
e verso tutta la comunità, un criterio importante ci sembrava quello di
creare un'unità fra ambiente esterno ed ambienti interni, infatti nelle
aule c'è spazio per tutto il gruppo, per piccoli gruppi, ci sembrava importante
pesare come la organizzazione della vita comunitaria possa facilitare la partecipazione
alla vita comunitaria stessa. Come possiamo facilitare l'assunzione di responsabilità
verso l'ambiente, verso l'individuo e verso tutta la comunità ? Queste
idee di fondo si materializzavano nella distribuzione dei padiglioni sul terreno:
l'insieme forma un villaggio. Non si pensava di chiamarlo villaggio, sono stati
i bambini che immediatamente hanno chiamato il Centro il nostro villaggio, con
la piazzetta comune che da la possibilità di riunire tutta la comunità
con spazi individuali in cui il singolo gruppo o il singolo bambino possa essere
attivo, costruttivo e creativo. Si pensava di collegare i singoli edifici con
vialetti liberi e cortili in forme mai quadrate e definite. Abbiamo avuto anche
parecchie critiche poiché qualcuno diceva di non vedere un'organizzazione
che sarebbe stato meglio disporre i padiglioni in maniera diversa in modo da avere
un grande spazio interno. Abbiamo dovuto difendere questa disoposizi0one a
villaggio in cui ogni gruppo ha il suo spazio e con uno spazio collettivo per
attività organizzate o informali e spontanee dei ragazzi. Un'altra materializzazione
è la piantagione, doveva diventare un giardino pieno di ombre, non solo,
ma anche pieno di colori, tante specie di alberi. Un sogno era quello che potesse
diventare un giardino botanico, invece non è stato possibile per alcuni
alberi, la mimosa é morta, abbiamo ripiantato un eucaliptus, speriamo di
poterlo salvare. Ma comunque che la natura facesse parte del Centro ci sembrava
indispensabile Nei pannelli qui esposti vediamo una esposizione fotografica:
"Alla scoperta della vita segreta del CEIS" frutto di un lavoro di una
classe svolto con il Dott. Alberti che poi ha fatto queste foto per far scoprire
ai raggazzi la vita nascosta del nostro centro. Le attrezzature sono anch'esse
un fatto importante, attrezzature per il gioco, attività psicomotorie che
sono sparse in tutto il villaggio, l'ambiente è strutturato cosi, in piccoli
spazi in spazi collettivi offre, soprattutto i piccoli spazi, al bambino un senso
di sicurezza in cui osa sperimentare le sue risorse fisiche, abilità motorie
osa prendere contatti con i compagni fa delle scoperte, anche trasformando i materiali,
il famoso sasso che si frantuma importante è che impari ad orientarsi è
facile ritrovarsi perché c'è un davanti un dietro c'è in
mezzo, tutti questi concetti topologici può viverli facilmente e interiorizzarli
così l'ambiente diventa un laboratorio di esperienze e conoscenze. E'
facile immaginarsi quanto l'ambiente può dare un contributo alla formazione
dell'autostima: un bambino che riesce ad arrampicarsi sul ponte e finalmente arriva
fino in cima e riceve l'approvazione dei genitori o degli insegnanti ha fatto
una conquista importante questo sicuramente lo aiuta ad affrontare i compiti nella
scuola quando si tratta di applicarsi e di realizzare qualche cosa. Questo
compiere delle esperienze varie con il proprio corpo fa sorgere in lui questo
senso di sicurezza di cui parla Bruno Bettheleim. Allora dov'è l'insidia
? Io la sto cercando l'insidia di questo ambiente. Abbiamo dovuto abolire il
pollaio 25 anni fa perché non coincideva con le norme igieniche e si capiva
benissimo che un pollaio in mezzo alla città non può esistere, però
abbiamo dovuto rinunciare alla meraviglia della nascita dei pulcini. Abbiamo
dovuto abolire una struttura meravigliosa con una rete alta quasi tre metri in
cui bambini si divertono come pesci nell'acqua, perché non corrispondeva
più con le leggi sulla sicurezza dei bambini, però vi dico che non
é mai successo nessun incidente con quella rete. I bambini si sono solo
divertiti. Eliminate queste insidie, forse sono le mani sporche dei bambini che
giocano con la terra o il grembiule sporco di acquarelli o il ginocchio sbucciato
per una caduta correndo. Sono tutti questi gli argomenti esteriori, piccoli
argomenti, che dimostrano come delle preoccupazioni non giustificate. Sappiamo
che ci sono dei genitori che non vedono volentieri il bambino seduto per terra
nella ghiaia ho sentito l'altro giorno un insegnante che mi diceva che ci sono
dei genitori che proibiscono o evitano che il bambino piccolo vada a carponi quando
impara a camminare, genitori che vogliono saltare questa fase importantissima
dell'andare a carponi, questi genitori forse non sanno quanti bambini in sede
di terapia devono andare a carponi per interiorizzare lo schema corporeo perché
è un processo importante nell'apprendimento della lettura e scrittura. Difficilmente
vengono dopo recuperate queste ferite psicologiche causate da preoccupazioni dei
genitori. Abbiamo alcuni bambini, fortunatamente non molti, che hanno paura di
sporcarsi. In questi casi ci troviamo di fronte ad una nevrosi dello sporco
dei genitori che si è trasferita sui bambini, ci troviamo di fronte ad
un bambino che si trova in grande difficoltà, lui non ha tanta paura della
macchia, delle mani sporche, ma ha paura dei genitori che gli hanno imposto in
modo molto prematuro delle regole che non può ancora capire. Questo senso
di colpevolezza che rende il bambino insicuro è determinato dall'inibizione
di fronte a delle esperienze di cui ha assolutamente bisogno per crescere. Ora
voglio solo accennare a degli adolescenti che hanno poi delle difficoltà
di adattamento alla vita perché vogliono liberarsi delle antiche repressioni
vanno a finire con gli yppies, o nel caso peggiore sono esposti alla droga. Forse
qualcuno dirà che non vogliamo curare l'igiene che non ci preoccupiamo
della pulizia, tutt'altro io credo che sia importante che l'ambiente sia curato
anche dal punto di vista igienico, però per quello che concerne il bambino
l'educazione alla pulizia è un processo lungo, paziente come quello di
imparare a camminare, imparare a mangiare che avviene unicamente attraverso la
prova la riprova finché il bambino è capace di fare da solo. Voglio
tirare brevemente un bilancio. Esistono davvero una infinità di pericoli
che minacciano la salute psicofisica dei nostri bambini. Ma possiamo eliminare
noi singoli cittadini questi pericoli? La risposta è sicuramente no. Possiamo
proteggere i bambini contro tutti questi pericoli? No è impossibile. Allora
l'unica soluzione è quella di imparare a convivere positivamente con queste
insidie. E positivamente, ritorno all'inizio, vuol dire viverle consapevolmente
facendo dove si può ancora opposizione. Non accusare sempre l'istituzione
che non ha saputo provvedere a limitare il traffico in città, che non ha
provveduto a imporre la benzina verde ad esempio, siamo tutti cittadini apparteniamo
tutti all'istituzione forse l'impegno individuale può arrivare a dei risultati. La
tendenza di proteggere troppo i bambini ci fa riflettere ulteriormente, cercando
di riassumere, che un bambino che non ha sperimentato le proprie abilità
fisiche che non ha vissuto la gioia della scoperta, sarà in seguito proprio
uno di quelli che avrà spesso paura di affrontare un nuovo compito e sarà
uno di quelli che dir
di non essere capace. Il bambino con il suo naturale
bisogno di indipendenza se viene sopraffatto dalla iper protezione dei genitori
assumerà spesso un atteggiamento di rinuncia. IL bambino che non può
giocare liberamente che non può utilizzare tutti i materiali naturali,
la terra, l'acqua, la sabbia, del resto tutte queste attività rinforzano
il suo sistema immunitario, che viene sottoposto a proibizioni e rimproveri feriscono
il bambino o creano delle opposizioni. Un bambino che non può svolgere
attività creative diventa dipendente delle offerte della televisione, della
nostra società super industriale. Credo abbia ragione Ivan Illic, il
famoso critico delle società industrializzate, che scrive sul suo libro
per una storia dei bisogni, dice: "ogni aspetto della vita dell'uomo è
ormai caratterizzato dall'incapacità moderna di usare in modo autonomo
le doti personali la vita comunitaria e le risorse naturali. Per chiudere,
una delle colonne del nostro progetto è proprio quella di sviluppare nel
bambino le doti personali attraverso l'offerta di un ambiente divertente e ricco
di stimoli un ambiente aperto alle iniziative individuali, di gruppo e soprattutto
alle iniziative che sollecitino un senso di appartenenza e responsabilità
civile. Questa è la chiusura, vorrei ancora dire che, convinti che l'ambiente
costruito dall'uomo sulla base dei suoi bisogni, abbiamo accolto con piacere la
proposta dell'amministrazione comunale di pensare insieme come strutturare i parchi
pubblici per arricchirli affinché tutti cittadini abbiano la possibilità
di sviluppare le proprie doti e di migliorare la qualità della vita, della
salute. Non solo a quella fisica ma anche a quella psichica. Infatti ogni stato
di angoscia negli adulti si trasferisce sui bambini. La paura, latteggiamento
di diffidenza contro le cose che incontriamo, contro l'ambiente, si traducono
in comportamenti diffidenti verso l'altro. Non si vive tranquilli se non si
vive con fiducia nell'altro e negli altri.
Ceis
- Giugno 1989
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