Parco Pedagogico per l’Educazione AttivA
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Regione Emilia Romagna
 
 

•• Il Centro Educativo Italo Svizzero di Rimini e il movimento per l’Educazione Attiva in Italia di
           Canevaro Andrea, Pazzagli Ivo, Sapucci Giovanni


L’Educazione Attiva è un vasto movimento che ha cercato e cerca di vivere l’incontro con le novità - che spesso si presentano come problema, come incidente, come elemento dissonante - in ricerca di una migliore organizzazione dell’educazione.
In passato, l’Educazione Attiva ha affrontato l’estendersi della scolarità proponendo metodi e mezzi nuovi rispetto alle abitudini della scuola per pochi. Da Tagore a Dewey a Freinet, l’organizzazione della scuola e della didattica vive nell’incontro e nella diffusione di “tecniche” capaci di innovare mantenendo alta la finalità della scuola stessa.
L’Educazione Attiva entra, grazie ai CEMEA (Centri d’Esercitazione al Metodo dell’educazione Attiva) nelle esigenze organizzative delle colonie e dei centri di vacanza, nella ricerca di umanizzazione delle pratiche psichiatriche, nelle attività di gioco e in tante altre esigenze educative di persone adulte, di bambini e bambine.
L’Educazione Attiva collega, in un progetto di organizzazione, l’impegno nel contesto in cui si è, ovvero “il qui ed ora”, a impegni di ampio respiro.
Nella sua storia, questa prospettiva educativa ha assunto questa capacità organizzativa anche in momenti particolarmente drammatici. E può illustrare bene questa capacità, l’esempio di Janusz Korczak, il grande educatore pediatra ebreo polacco, direttore della “casa degli orfani” nel ghetto di Varsavia, e morto, o meglio, scomparso con i suoi bambini e le sue bambine sul treno blindato verso il campo di Treblinka.
In giorni in cui nessuno sapeva quanto avrebbe ancora resistito e vissuto, Korczak manteneva l’organizzazione di un piccolo giornale dei bambini e delle bambine; e di un incontro settimanale aperto a tutti, e chiamato “la borsa delle idee”, in cui un tema veniva svolto in una lista di soggetti per essere illustrato e approfondito.
Questo avveniva nel ghetto di Varsavia, in pieno terrore nazista. E l’ultimo giornale stampato, prima della catastrofe, aveva l’editoriale dello stesso Korczak dedicato all’importanza di riordinare la tavola quando è finito il pasto, e di non lasciare briciole e disordine.
E’ l’ultima “borsa delle idee” aveva temi come l’importanza delle donne in Europa, o il ruolo di Napoleone nella storia europea.
Il Centro Educativo Italo Svizzero “Remo Bordoni” (C.E.I.S.), fondato a Rimini da Margherita Zoebeli, costituisce da oltre 50 anni una delle esperienze più significative, fra quelle che fanno esplicito riferimento ai principi e ai valori dell’Educazione Attiva, ed è, fra le esperienze di “frontiera” che hanno caratterizzato il panorama educativo del nostro paese, una delle poche realtà ancora attive e in espansione.
Il CEIS, che ha sede a Rimini, è stato fondato nel 1946 per la solidarietà delle società operaie svizzere nei confronti di un’Italia distrutta dalla guerra. Scelse un modo di essere solidale, la Svizzera delle società operaie, che passava attraverso la cooperazione.
Cooperare e lavorare nel campo dell’educazione significava mettere insieme due parole: cooperazione ed educazione, e quindi richiamare tutte quelle persone di grande scienza e di grande pratica che stavano impegnando la loro vita nella cooperazione nell’educazione. Questo fece sì che a Rimini, al villaggio italo-svizzero, passassero tutti quei grandi protagonisti dell’educazione attiva che allora vivevano le loro ricerche e le loro pratiche.
Il CEIS ha tradotto tutto questo in pratiche educative e didattiche “attive”, più attente ai percorsi metodologici che alla perfezione di metodi; ciò, gli ha consentito di interpretare il mutare dei bisogni infantili nel contesto dell’incessante mutare della realtà sociale.
E’ qui che nasce il movimento di cooperazione educativa per l’Italia che aveva bisogno, dopo un’educazione intrisa di elementi nefasti per la gioventù, di ricostruire anche un collegamento con fonti più sane. E vi era, quindi, la possibilità che la pratica nel villaggio fosse visitata, aiutata a crescere, dai grandi personaggi della ricerca e delle pratiche educative. E così si è sviluppata la scuola del villaggio, le pratiche del villaggio, i laboratori, la casa dei ragazzi, la documentazione.
Quello che ci proponiamo, Nell’ambito del “Parco Pedagogico dell’Educazione Attiva” è, innanzitutto, di fare sì che questa storia e questo agire nel nostro tempo sia visibile nelle pratiche aperte al futuro, e quindi che vi sia una possibilità di rendere un servizio di illustrazione pratica di quelle grandi intuizioni che a volte si sono tradotte in piccole pratiche quotidiane, relative ai due aspetti che vanno intrecciati, nella crescita delle persone, e anche nella loro età adulta: la cura della quotidianità, la capacità di organizzare il proprio ambiente, di vivere gli oggetti e la vita materiale, con il rispetto necessario per avere la possibilità di, a questo filo, intrecciare l’altro, quello degli apprendimenti che fanno avanzare, gli apprendimenti che hanno, quindi, una linea progressiva. Un bambino, una bambina, impara a leggere, a scrivere, a fare di conto, impara un’altra lingua, impara tante cose, ma nello stesso tempo deve tenerci alla sua pulizia, all’ordine degli oggetti che sono a lui o a lei affidati, al rispetto per l’ambiente.
Proprio l’educazione attiva ha mantenuto sempre viva l’attenzione ai due fini che si intrecciano, e lo ha fatto con strumenti che hanno avuto, poi, delle loro evoluzioni. Pensare a uno strumento famoso, ma che sembra un po’ arcaico, come è la stamperia di Freinet, vuol dire però immettersi in un filone che permette di scoprire anche l’uso di un centro stampa con i computer, presente al villaggio CEIS.

Canevaro Andrea
Pazzagli Ivo
Sapucci Giovanni