LEducazione
Attiva è un vasto movimento che ha cercato e cerca di vivere lincontro
con le novità - che spesso si presentano come problema, come incidente,
come elemento dissonante - in ricerca di una migliore organizzazione delleducazione. In
passato, lEducazione Attiva ha affrontato lestendersi della scolarità
proponendo metodi e mezzi nuovi rispetto alle abitudini della scuola per pochi.
Da Tagore a Dewey a Freinet, lorganizzazione della scuola e della didattica
vive nellincontro e nella diffusione di tecniche capaci di innovare
mantenendo alta la finalità della scuola stessa. LEducazione Attiva
entra, grazie ai CEMEA (Centri dEsercitazione al Metodo delleducazione
Attiva) nelle esigenze organizzative delle colonie e dei centri di vacanza, nella
ricerca di umanizzazione delle pratiche psichiatriche, nelle attività di
gioco e in tante altre esigenze educative di persone adulte, di bambini e bambine. LEducazione
Attiva collega, in un progetto di organizzazione, limpegno nel contesto
in cui si è, ovvero il qui ed ora, a impegni di ampio respiro. Nella
sua storia, questa prospettiva educativa ha assunto questa capacità organizzativa
anche in momenti particolarmente drammatici. E può illustrare bene questa
capacità, lesempio di Janusz Korczak, il grande educatore pediatra
ebreo polacco, direttore della casa degli orfani nel ghetto di Varsavia,
e morto, o meglio, scomparso con i suoi bambini e le sue bambine sul treno blindato
verso il campo di Treblinka. In giorni in cui nessuno sapeva quanto avrebbe
ancora resistito e vissuto, Korczak manteneva lorganizzazione di un piccolo
giornale dei bambini e delle bambine; e di un incontro settimanale aperto a tutti,
e chiamato la borsa delle idee, in cui un tema veniva svolto in una
lista di soggetti per essere illustrato e approfondito. Questo avveniva nel
ghetto di Varsavia, in pieno terrore nazista. E lultimo giornale stampato,
prima della catastrofe, aveva leditoriale dello stesso Korczak dedicato
allimportanza di riordinare la tavola quando è finito il pasto, e
di non lasciare briciole e disordine. E lultima borsa delle
idee aveva temi come limportanza delle donne in Europa, o il ruolo
di Napoleone nella storia europea. Il Centro Educativo Italo Svizzero Remo
Bordoni (C.E.I.S.), fondato a Rimini da Margherita Zoebeli, costituisce
da oltre 50 anni una delle esperienze più significative, fra quelle che
fanno esplicito riferimento ai principi e ai valori dellEducazione Attiva,
ed è, fra le esperienze di frontiera che hanno caratterizzato
il panorama educativo del nostro paese, una delle poche realtà ancora attive
e in espansione. Il CEIS, che ha sede a Rimini, è stato fondato nel
1946 per la solidarietà delle società operaie svizzere nei confronti
di unItalia distrutta dalla guerra. Scelse un modo di essere solidale, la
Svizzera delle società operaie, che passava attraverso la cooperazione. Cooperare
e lavorare nel campo delleducazione significava mettere insieme due parole:
cooperazione ed educazione, e quindi richiamare tutte quelle persone di grande
scienza e di grande pratica che stavano impegnando la loro vita nella cooperazione
nelleducazione. Questo fece sì che a Rimini, al villaggio italo-svizzero,
passassero tutti quei grandi protagonisti delleducazione attiva che allora
vivevano le loro ricerche e le loro pratiche. Il CEIS ha tradotto tutto questo
in pratiche educative e didattiche attive, più attente ai percorsi
metodologici che alla perfezione di metodi; ciò, gli ha consentito di interpretare
il mutare dei bisogni infantili nel contesto dellincessante mutare della
realtà sociale. E qui che nasce il movimento di cooperazione educativa
per lItalia che aveva bisogno, dopo uneducazione intrisa di elementi
nefasti per la gioventù, di ricostruire anche un collegamento con fonti
più sane. E vi era, quindi, la possibilità che la pratica nel villaggio
fosse visitata, aiutata a crescere, dai grandi personaggi della ricerca e delle
pratiche educative. E così si è sviluppata la scuola del villaggio,
le pratiche del villaggio, i laboratori, la casa dei ragazzi, la documentazione. Quello
che ci proponiamo, Nellambito del Parco Pedagogico dellEducazione
Attiva è, innanzitutto, di fare sì che questa storia e questo
agire nel nostro tempo sia visibile nelle pratiche aperte al futuro, e quindi
che vi sia una possibilità di rendere un servizio di illustrazione pratica
di quelle grandi intuizioni che a volte si sono tradotte in piccole pratiche quotidiane,
relative ai due aspetti che vanno intrecciati, nella crescita delle persone, e
anche nella loro età adulta: la cura della quotidianità, la capacità
di organizzare il proprio ambiente, di vivere gli oggetti e la vita materiale,
con il rispetto necessario per avere la possibilità di, a questo filo,
intrecciare laltro, quello degli apprendimenti che fanno avanzare, gli apprendimenti
che hanno, quindi, una linea progressiva. Un bambino, una bambina, impara a leggere,
a scrivere, a fare di conto, impara unaltra lingua, impara tante cose, ma
nello stesso tempo deve tenerci alla sua pulizia, allordine degli oggetti
che sono a lui o a lei affidati, al rispetto per lambiente. Proprio leducazione
attiva ha mantenuto sempre viva lattenzione ai due fini che si intrecciano,
e lo ha fatto con strumenti che hanno avuto, poi, delle loro evoluzioni. Pensare
a uno strumento famoso, ma che sembra un po arcaico, come è la stamperia
di Freinet, vuol dire però immettersi in un filone che permette di scoprire
anche luso di un centro stampa con i computer, presente al villaggio CEIS.
Canevaro
Andrea Pazzagli Ivo Sapucci Giovanni
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