Parco Pedagogico per l’Educazione AttivA
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Regione Emilia Romagna
 
 

•• Per una rilettura dei principi dell’Educazione Attiva in rapporto ai bisogni educativi odierni di
           Andrea Canevaro


Oggi abbiamo temi che dobbiamo affrontare decidendo se mantenerli costantemente nella logica dell’emergenza, dell’incidente e dell’accidentale; o se, nella prospettiva dell’Educazione Attiva, possono essere il motivo per rilanciare e praticare una migliore qualità organizzativa dell’educazione dell’infanzia, dell’adolescenza e dell’età adulta.
Proviamo a mettere in evidenza alcuni di questi temi:

l’incertezza:
E’ l’incertezza del collegamento fra passato e presente la difficoltà a vivere il futuro, la perdita della memoria e lo smarrimento in un orizzonte indefinibile. E’ la difficoltà a capire cosa ciascuno può e sa fare

la paura:
E’ la paura dell’altro che può nascondere sempre una minaccia, che può far temere che una gentilezza sia attrazione morbosa, che una divergenza di opinione sia un’aggressione, che una diversità culturale sia un’invasione

l’inadeguatezza:
E’ l’inadeguatezza di fronte al bisogno anche minimo che possiamo incontrare, e quindi il ricorso esagerato al tecnico, allo specialista, al farmaco. E’ l’impossibilità, per chi cresce, di vivere la quotidianità accanto a semplici relazioni di aiuto e di cura, perché nessuno ha più tempo e perché nessuno si sente adeguato o adeguata

l’isolamento:
E’ l’isolamento in un affollamento crescente, in un ritmo sempre più intenso, in una frantumazione di funzioni e di nozioni che faticano a ricomporsi in una coerenza unitaria; ed è l’ansia inesauribile di essere continuamente in contatto, di sentirsi collegati

Questi temi assumono di volta in volta le forme che occupano il primo piano delle informazioni e vengono “strillate” per un breve periodo, per essere sostituite da altre forme e altri “strilli”. Così siamo di fronte a cronache che riguardano la criminalità, la pedofilia, la diffusione della droga, i morti sulle strade, le corruzioni, la diffusione dell’illegalità, l’immigrazione clandestina, i comportamenti antisociali, la voluta minaccia dell’inquinamento ambientale, la schiavitù delle donne ……
Nella prospettiva dell’Educazione Attiva, questi come altri temi devono essere affrontati cercando di produrre innovazioni che possono essere assunte come componenti stabili dell’organizzazione dell’educazione, di tutti e di tutte.
Ad esempio: la sicurezza va proposta come organizzazione di una conoscenza responsabile dell’ambiente sociale, per individuare punti di riferimento sicuri.
L’Educazione Attiva è presente in molte esperienza vive, e solo alcune sono vissute con la coscienza esplicita di esserne parte.
Fa parte della storia dell’Educazione Attiva il collegamento con chi ne è protagonista senza saperlo. Incontriamo, a volte, una persona che è ottima educatrice nelle vesti di barista, gelataia. Non si tratta certo di appropriarsi dell’impegno di tanti, ma di valorizzarlo in una prospettiva che sappia leggere un ampio territorio, aperto a tutti, come un laboratorio educativo. Di laboratorio, di laboratori capaci di rispondere alle esigenze della formazione di base e di quella permanente.
La scuola, in particolare la scuola dell’autonomia, possono diventare i punti nodali ed i riferimenti stabili di una rete che tocca tanto le strutture culturali che quelle produttive e di servizio. E’ la valorizzazione delle competenze di tanti e non solo di quelle docenti. Non è la sostituzione al ribasso dei professionisti dell’educazione; è, al contrario, la possibilità che chi educa per impegno professionale lo possa fare anche meglio e con più efficacia.

Canevaro Andrea